"...subito comprai due cavalli, di cui uno d'Andalusia della razza dei certosini di Xerez, stupendo animale, castagno d'oro; l'altro un hacha cordovese, più piccolo, ma eccellente, e spiritosissimo."

(Vittorio Alfieri, La Vita scritta da esso - 1790, 1803)

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Naturalmente nessuna analogia fra me e Vittorio Alfieri. Riporto le sue parole perché mi sarebbe piaciuto vivere in Andalusia quando ci venne lui.

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domenica 5 dicembre 2010

COSE D'ITALIA E DI SPAGNA - Puritanesimo e..., purtroppo, Vittorio Zucconi

Mi pare davvero deludente che Vittorio Zucconi – il grande giornalista che conosciamo – abbia scritto l'articolo L'ultima partita di Hillary costretta a scusarsi con il mondo: legando in una maniera assai discutibile i tentativi di Hillary Clinton di ricucire rapporti diplomatici messi in questione dalle rivelazioni di WikiLeaks all'ormai preistorica “scappatella” (dovrò usare molte virgolette in questo post!) del marito presidente.

La mia non è una delusione di donna e di femminista, ma di persona che difende i diritti umani: anche perché mi imbarazza, e non da ora, definirmi “femminista” di fronte a un'ondata di puritanesimo e di ipocrisia che invade i mass-media nostrani, facendo spesso appello alle ragioni di un movimento di donne che ora mi pare non esista più (e non so se avrebbe senso da noi oggi, nei termini in cui si propose all'inizio degli anni '70: è un problema che in questo post non intendo affrontare).

venerdì 16 aprile 2010

COSE DI SPAGNA E D'ITALIA - MIRIAM MAFAI E UN CONVEGNO A CADICE SULLA PROSTITUZIONE 2

Allora, riprendo il discorso sulla II Jornada Andaluza de Debate sobre la Prostitución  indetto dall'Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía. Il convegno si è tenuto nella Facoltà di Lettere dell'Università di Cadice qualche settimana fa.

Così recita la presentazione del programma; quanto al programma vero e proprio, anche se uno non conosce il castigliano, può ugualmente intenderlo aprendo il link: si tratta di frasi brevi.

“Presentazione
La tratta di esseri umani è al giorno d'oggi una forma di schiavitù che persiste in società che pure ritengono fondamentale la difesa dei diritti umani. L'impegno della società e dei governi nella lotta contro questo fenomeno è arrivato con lentezza, e ancor oggi la mancanza di dati concreti e di studi specifici rende difficile affrontare davvero questo problema.
Nell'anno 2008, si approva in Spagna Il Piano Integrale di Lotta contro la Tratta di Esseri Umani con Finalità di Sfruttamento Sessuale, senza dubbio un passo avanti nella lotta per combattere questo fenomeno. Però, per noi, è ancora insufficiente. Da parte dell'Associazione Per i Diritti Umani di Andalusia, unendo le nostre voci e le nostre riflessioni a quelle di altre associazioni impegnate anch'esse nella lotta per i diritti umani dei lavoratori/lavoratrici del sesso, abbiamo denunziato l'assimilazione che da parte di questo Piano si fa tra la prostituzione volontaria e la tratta degli esseri umani. Questa assimilazione, che equipara la prostituzione imposta con la volontaria, porta in sé la negazione della capacità di decisione di molte persone, e include coloro che prendono questa decisione nella categoria di vittima e “Vittimizzare è l'opzione meno rispettosa in relazione a nostre simili, che spesso si sentono aggredite quando si trovano di fronte a sguardi pieni di commiserazione” (Espejo, 2009).
Questa questione non è una semplice e innocente disquisizione su concetti astratti. Questa concezione riduzionista che vede la prostituzione come qualcosa intrinsecamente disprezzabile, serve da sostegno e base argomentativa a posizioni normative, ideologiche e sociali che molte volte pregiudicano negativamente le persone che lavorano nella prostituzione: si vedono criminalizzate, esse stesse o i loro clienti e amici, stigmatizzate dalla società, vittimizzate dai loro simili, relegate alla clandestinità…
Per tali ragioni, in questa Giornata abbiamo voluto creare uno spazio dove voci che vengono da ambiti differenti (il diritto, le scienze sociali, antropologiche, il lavoro sessuale, l'arte, la cultura e le nuove tecnologie...) si incontrano per scambiarsi riflessioni, azioni e vissuti sulla prostituzione e la tratta, e, soprattutto, sulla dignità e il diritto a vivere liberi.”

Hanno aperto i lavori tre prostitute italiane, che ora lavorano in Spagna. Hanno parlato un po' della loro professione, della loro mobilità, del fatto che hanno occasione di conoscere posti diversi. Hanno dichiarato che sanno leggere la realtà meglio di altri. Hanno parlato del tizio (ho giurato di non nominarlo mai più) che sta a capo del governo italiano, di tratta, di mafie, di autorganizzazione, di leggi. Qualcuna ha detto che non sono solo loro a vendere i loro corpi, anche l'operaio massacrato dal lavoro lo vende.

(Alcune mie considerazioni su quest'ultima affermazione: ho pensato nei giorni successivi alla Jornada a questa analogia fra il lavoro sessuale e quello dell'operaio, il più sfruttato, e sono giunta per ora alla conclusione che abbracciare o essere abbracciati con affetto, senza cercare eccitazione, è comunque diverso dall'avere rapporti che coinvolgano la sfera sessuale; che essere bastonati può essere ancor più terribile che essere violati, ma è un'altra cosa. Per proprietà transitiva, per cauta e dubitosa analogia, “dare” il proprio corpo per un lavoro duro e alienante non mi pare la stessa cosa che fare sesso in cambio di soldi: può essere, in certe circostanze, perfino peggiore, ma non è la stessa cosa, credo. Però, in un campo così arruffato, non vanto le mie impressioni come certezze assolute, anche perché in queste faccende il dubbio è più fecondo di tolleranza e di umanità e l'affermazione di verità rigide è pericolosa, inutile e non serve ad alleviare l'infelicità umana, obiettivo che per me dovrebbe essere al centro di ogni attività sociale.)

lunedì 5 aprile 2010

COSE DI SPAGNA E D'ITALIA - IL BOTTINO E IL RESPIRO

All'indomani di quella che molti, a ragione, considerano una grave sconfitta all'opposizione, la Lega e il Vaticano – quest'ultimo ormai quasi incurante della accuse che gli arrivano quotidianamente di aver coperto nel tempo la violazione di moltissimi bambini – sono partiti all'attacco sul tema dell'aborto. Il corpo, la sessualità umana, tutto ciò che è collegato con queste “entità”, reali e simboliche, si configura come una specie di bottino dei vincitori. Nell'incassare il premio della vittoria, questi ultimi violano sia il diritto dell'essere umano a rispetto e a pietas, senza i quali non si può avere convivenza civile, sia il principio di uguaglianza di fronte alla morale, oltre che alla legge: chi ha potere e denaro oppure è sostenuto da chi ha potere e denaro non è mai “peccatore” o “colpevole”, mentre chi è suddito può facilmente divenire oggetto di condanne dure, sprezzanti, feroci, se non si conforma al volere di quelli che comandano. Infine chi ha potere oggi, nel nostro paese, impone una doppia morale a colpi di vittimismo borioso, e al tempo stesso non si preoccupa più di nascondere l'arbitrio.

Tutto questo, certo, è frutto dell'arroganza di chi ha vinto, ma anche della scarsa chiarezza e di una sorta di depressione e frantumazione etica di quelli che continuano a perdere. A chi fa guerra sul corpo, sulla sessualità, sulla vita e sulla morte, senza alcun riguardo per drammi personali, non si può rispondere restando defilati (come ha fatto il buon Bersani, qualche giorno prima delle elezioni, limitandosi a dichiarare che papi e cardinali hanno diritto di parola: e chi gliela nega? Però gli si può ben controbattere denunciando e soprattutto ragionando sulle ipocrisie anche sessuali e private, sulla continua opportunistica invasione di campo in temi politici!)

Dal grande calderone in cui viene fatto scempio dell'essere umano, esce di volta in volta un pezzetto, un fatto, un pazzo divieto. Poi ciò che è uscito ripiomba nella poltiglia, a rimescolarsi con il resto: dopo un po' ritornerà a riemergere per poi affondare di nuovo e così all'infinito. Oggi la questione della pillola abortiva, domani la pedofilia dei preti liquidata come “chiacchiericcio” e l'attacco a magistrati “diffamatori” di pedofili protetti, un'altra volta la faccenda della libertà di scelta sulla fine della propria vita, un'altra ancora l'ennesimo scandalo di un uomo di potere che si è comprato qualche ora di sesso elargendo favori a spese della collettività, e così via. Cose in apparenza di segno opposto ormai funzionano tutte nella stessa direzione, nel rigonfiamento della melma. E per chi esercita un potere così ammorbato e ammorbante non è neppure importante trionfare definitivamente sul terreno del corpo, la guerra è su altre questioni più decisive: ma questi signori, per continuare a vincere nelle cose sostanziali, devono perpetuare il clima di vergogna, di paura, di chiacchiera malata. Per dissipare questa nebbia greve non basta certo un gesto scaramantico della mano, quasi si scacciasse una mosca: sbaglia chi si illude di poter dissipare facilmente l'incubo, di potersi ricavare così lo spazio che gli consenta di parlare degli "altri" problemi, di “quelli che interessano davvero alla gente”.