"...subito comprai due cavalli, di cui uno d'Andalusia della razza dei certosini di Xerez, stupendo animale, castagno d'oro; l'altro un hacha cordovese, più piccolo, ma eccellente, e spiritosissimo."

(Vittorio Alfieri, La Vita scritta da esso - 1790, 1803)

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Naturalmente nessuna analogia fra me e Vittorio Alfieri. Riporto le sue parole perché mi sarebbe piaciuto vivere in Andalusia quando ci venne lui.

domenica 27 novembre 2016

L’AUTO-INGABBIAMENTO DELLE SINISTRE

Qualche riflessione di una persona che forse, per età e per essere fuori contesto, dovrebbe starsi zitta. Ma che zitta non sa stare.
Mi pare che ci siano dei tratti comuni – parlo ovviamente della sinistra delle diverse gradazioni - fra il giudizio su Fidel Castro, le reticenze sui crimini di Assad e Putin  ecc.. Non penso che Castro sia stato uno dei tanti dittatori, che si possa assimilare agli Assad, ai Putin, ai feroci dittatori dell’oggi.
I tratti comuni non sono – credo – NELLA “NATURA” DI QUESTE DITTATURE, PER ORIGINE, SVILUPPI, STORIA, ASSAI DIVERSE FRA LORO; I TRATTI COMUNI SONO NELLA TESTA DI MOLTI TRA QUELLI CHE LE GIUDICANO E LE GIUSTIFICANO O LE CONDANNANO.
Per lungo tempo a sinistra si è pensato che una certa dose di violenza  per instaurare governi e stati che realizzassero la giustizia e l’eguaglianza fosse indispensabile: una volta sconfitta la reazione della borghesia e dei privilegiati, si sarebbe andati verso una società sempre meno conflittuale e coercitiva. C’era chi parlava persino di estinzione dello stato.
A distanza di tempo, ci si accorge che le cose non sono andate proprio così. Rivoluzioni, come quella di Cuba o prima quella sovietica o quella cinese o…, nate DA CONDIZIONI DURISSIME DI SFRUTTAMENTO, DI OPPRESSIONE, DI VIOLAZIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI, DI GUERRA, hanno conseguito  una maggiore ridistribuzione, forme di stato sociale, però si sono poi cristallizzate nel dominio di “borghesie rosse” sul resto della popolazione, e in repressioni senza fine del dissenso. Con questo, la repressione esercitata, poniamo, da Castro sui dissenzienti non è uguale e forse neppure simile a quella esercitata nel tempo dagli Asad: e non si può far finta che queste differenze non esistano. Penso che si dovrebbe differenziare molto l’analisi in relazione ai diversi territori/paesi. Però ci sono anche tratti comuni.
Se penso a quanto è avvenuto, per es., nell’Est europeo, persino nell’ex Jugoslavia che pareva più libera e positiva (penso a Milosevic o a Tujiman, membri entrambi del Partito comunista che poi hanno capeggiato i rispettivi tremendi nazionalismi; certo, poi l’Occidende e persino il papa ci hanno messo del loro a distruggere la Jugoslavia), a Cuba e altrove: non so in che proporzioni siano stati i “benefici” rispetto alle situazioni di partenza  e non so neppure, ovviamente, quale bilancio si possa trarre a distanza rispetto a  questi regimi. Non lo so, forse nessuno lo sa in assoluto.
L’idea abbastanza alla  Rousseau (in sintesi un poco grossolana: la natura umana è buona, è l’organizzazione sociale ingiusta l’ha resa cattiva) portava in tempi passati, un secolo fa, a pensare che regimi solo temporaneamente violenti nati da rivoluzioni si sarebbero estinti e avrebbero lasciato il posto a società giuste e pacifiche. Ma questa idea si è rivelata una delle grandi illusioni umane. Anche carica di eccidi e genocidi e stragi.
E quest’illusione cristallizzata, oltre che l’ereditá di un mondo bipolare, che comunque ha garantito all’Occidente una relativa pace, ha portato e porta molti ad assimilare regimi nati in contesti profondamente diversi. Per esempio, Russia Sovietica delle origini con regimi mediorientali, del cosiddetto “socialismo arabo”, ferocemente repressivi dall’inizio e per decenni e che spesso si sono costruiti dalle origini intorno a clan di interessi, a clientele, persino a famiglie.
Oggi, comunque si giudichino esperienze come quelle europee, cinese, cubana – personalmente ritengo legittimi giudizi carichi di sfumature e pure di incertezze – BISOGNEREBBE DECIDERSI A CAMBIARE I PROPRI PARAMETRI DI INTERPRETAZIONE E DI GIUDIZIO , perché ci si trova in un mondo che si è profondamente e tumultuosamente trasformato. Pare che la difficoltà enorme di muoversi nel pianeta, e non più solo negli stati nazionali, spinga a rifugiarsi nella memoria mitizzata e irrigidita, in un passato quasi pietrificato. Persino nella nostalgia per un “antimperialismo sovietico” capeggiato niente di meno che da un Putin. O financo in un’epopea o controepopea nazionale e persino nella idea stantia di “patria”: rispolverata da una parte della sinistra non solo italiana (es, Renzi che fa togliere nelle registrazioni dei suoi discorsi ufficiali, la bandiera europea, sostituita da un dispiegamento di bandiere italiana; o Pablo Iglesias che parla senza vergogna di “patria” a proposito della Spagna). E al tempo stesso si serrano ben stretti gli occhi di fronte a un’Aleppo rasa al suolo dal suo stesso presidente.
Con i mezzi di comunicazione che ci sono oggi, possiamo osservare un genocidio in diretta, ma moltissimi, anche a sinistra, non lo vedono. Forse perché, imbozzolati in un mito di difesa estrema da un male metafisico che non capiscono,  si tappano occhi ed orecchie? O perché, nonostante i bei discorsi sui rifugiati (purché restino rifugiati, in condizioni di estremo bisogno), considerano il mondo arabo e islamico come barbaro e non maturo per il godimento di diritti umani? (Condividendo quindi, sotto traccia, posizioni dell’estrema destra europea?).
Questo impoverimento difensivo e ossificato ha portato anche la sinistra a far politica con modalità “monografiche”: per un periodo lungo, nei discorsi, sulle reti sociali, che comunque offrirebbero opportunità molto ampie, in parte sulla stampa, si dibatte di un argomento principe – in Italia, ora, del referendum costituzionale –, e tutti gli altri temi restano in secondo piano o sono addirittura assenti. Penso, per esempio, al tema della scuola quando è stata messa in atto la “buona scuola” di Renzi-Giannini. Non demonizzo Renzi, ma è un poco difficile considerarlo proprio di sinistra. Tutti i “sinistri”, anche i sindacati, si sono schierati contro questa “cattiva scuola”, ma senza un progetto generale che non fosse un semplice – e impossibile - ritorno al passato. Poi, il discorso, di per sé debole perché povero, abbandonato del tutto.
Infine: mentre si mitizza la memoria di fatti relativamente lontani, intorno a cui si formano raggruppamenti che sostengono slogan contrapposti, rispetto alla memoria più recente – mi riferisco, per esempio, al terrorismo italiano, europeo, a quello spagnolo, a partire dalla seconda metà degli anni settanta, ma non solo a questo – silenzio di tomba. E ugualmente silenzio di tomba sulle vicende delle sinistre da quel periodo in poi. Magari qualche foto-santino di Berlinguer, di cui peraltro si ignora o si finge di non conoscere lo strappo dall’Urss e altri aspetti del suo pensiero; ma nessun ragionamento, una specie di fossa che si cerca di attraversare con un salto per ritrovarsi insieme al di là. Eppure, penso, sarebbe interesse della sinistra prendere in esame la propria storia, i propri successi ed erroti, più ancora degli errori degli avversari. Si preferisce ripetere mille e mille volte gli stessi slogan sulla destra liberale, sui tradimenti della socialdemocrazia ecc. In questa zona buia, tenuta forse di proposito al buio, è maturata la metamorfosi di una buona parte della classe operaia italiana di un tempo, convertitasi dal comunismo al leghismo identitario.
Altro esempio: sicuramente la configurazione delle classi sociali è immensamente e rapidamente mutata negli ultimi decenni. Però non ci si occupa di conoscere di più, di analizzare, di disaggregare, di capire il mondo immenso del precariato e del lavoro autonomo: si continua a parlare di classe operaia, di lotta di classe (che nella mente di chi ne parla è diventata lotta dei poveri contro i ricchi) come se le grandi fabbriche con la grande classe operaia di marxiana memoria fossero ancora là.
Terzo esempio: la “buona scuola” di Renzi, che personalmente non considero buona, è passata nonostante le proteste di insegnanti e studenti. Negli anni precedenti la scuola italiana è stata gravemente colpita soprattutto dalle destre al potere. Però, la corporativizzazione degli insegnanti a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso non ha nessuna responsabilità in questo? Non ha introdotto elementi di grande debolezza nella scuola italiana? E, andando a tempi vicini: non è stato (metaforicamente) fucilato dalla categoria il ministro Luigi Berlinguer che aveva proposto una forma di valutazione degli insegnanti non autoritaria, volontaria, ma al tempo stesso necessaria? E il boicottaggio dei test invalsi e il rifiuto da parte degli insegnanti di qualsiasi valutazione del proprio operato è progressista? E chi si è occupato, più di recente, della mostruosa “patologizzazione” dei bambini introdotta con il BES (Bisogni Educativi Speciali)? Chi ha ragionato su questo strumento, promosso dal ministero (prima che arrivasse Renzi) come mezzo di recupero e che invece reintroduce una selezione ancora più tremenda di quella antica, di prima della riforma della scuola media unica?  Credo che su queste debolezze, anzi voragini della categoria e della sinistra, abbiano marciato le indegne ministre dei governi Berlusconi e infine Renzi con la sua “buona scuola”. Se le istituzioni si fanno autoreferenziali, diventano fragilissime, di carta.
Sul naufragio dell’internazionalismo di antica memoria ho già detto: si nutrì in tempi lontani di ammirazione romantica verso lotte remote, quando lo stato nazionale era il luogo di vita e l’oggetto di riflessione. Oggi si tratterebbe si misurarsi e misurare la propria solidarietà con situazioni durissime, reali, non romantiche, piene di morti e di sangue che si può vedere, certamente cariche di contraddizioni… e si fugge.
Le ragioni per cui mi sento più socialdemocratica, criticamente socialdemocratica, che “sinistra-sinistra” stanno in questo: la socialdemocrazia ha garantito nel tempo e in molti paesi diritti sociali estesi – non l’uguaglianza – e pure tutele democratiche, imperfette, ma reali e durature, anche se oggi c’è chi con demagogia vittimistica lo nega. Ha fatto errori, soprattutto di recente. Penso, fra l’altro, al Pd che ha seguito tutti i voleri di Renzi o alla lotta sleale che è in corso in Spagna contro la linea dell’ex segretario Pedro Sánchez; o all’inserimento nella Costituzione spagnola dell’obbligo alla stabilità di bilancio, a prescindere. Sono solo due esempi, tra i tanti che si potrebbero portare. Per me ha però molta importanza il fatto che le conquiste – e gli errori – delle socialdemocrazie si siano verificati senza stragi, genocidi, pulizie etniche, ricorso continuo alla tortura e alla coercizione. Non sono più in grado di fare politica attiva, ma idealmente sostengo forme politiche che si propongano progressi sociali  nel tempo e non siano rigide, ma abbastanza duttili, modificabili, in grado di raccogliere nuovi bisogni, nuove idee, IMPERFETTE (odio le pretese di perfezione, sono l’anticamera dell’oppressione): pur se alcuni rimproveri che ho mosso alla sinistra “radicale” – per esempio una profonda incertezza sui temi della politica internazionale – potrebbero estendersi a una parte delle socialdemocrazie europee.
A conclusione di questo discorso, quasi sicuramente inutile e vano, propongo un articolo su un aspetto sconosciuto dell’oppressione tremenda esercitata da Bashar al Asad sul suo popolo. 



SIRIA: Alois Brunner, il volenteroso carnefice degli Assad

venerdì 13 marzo 2015

IDEE CONSERVATRICI (?) PER LA SCUOLA

Mah, al solito farò la parte, che mi tocca tante volte, della conservatrice.

Allora, enuncio alcune mie convinzioni rispetto alla scuola e a una mentalità che si è diffusa in questi decenni.

1.      La scuola di tutti è una neonata: dopo millenni in cui l’uso del simbolo è stato quasi dovunque di pochissimi, da qualche decennio, con tutte le contraddizioni del caso, si pensa che debba diventare patrimonio e strumento di tutti. Le persone – insegnanti, istituzioni, mentalità generale – non riescono ancora a cogliere la novità rivoluzionaria di questa situazione e quindi la necessità di studiare, ricercare, impegnare una parte consistente della propria vita per fare una scuola di tanti, di tutti, che sia al tempo stesso di alto livello. Penso che un percorso verso quest’obiettivo si possa costruire e praticare.
2.      È un errore separare la pedagogia dalla conoscenza, il metodo dai contenuti. Anche per un bambino di tre anni l’acquisizione di conoscenze significative è ragione di felicità e ha un effetto terapeutico, preventivo e pure curativo. L’insegnante deve innanzi tutto conoscere bene quel che insegna, e insieme imparare trasmettere le conoscenze (“trasmettere”, esattamente: è illusorio pensare che ogni bambino, ogni individuo possa rifare la storia della conoscenza umana). Una buona e interessante trasmissione di conoscenze facilita una socializzazione positiva e permette lo sviluppo della cosiddetta “creatività” degli alunni, nei diversi ambiti. E non c'è niente di più socializzante, di più altruista, che una vera conoscenza acquisita con rigore e passione.
3.    

giovedì 5 dicembre 2013

CONTRORIFORME DELLA SCUOLA IN ITALIA E IN SPAGNA

Due  controriforme uguali e diverse
C’è una comune ispirazione nella destra italiana e in quella spagnola in materia di scuola e formazione.
Il Partido Popular spagnolo è però più drammaticamente serio della destra italiana e perciò la sua riforma della scuola, la LOMCE (Ley Orgánica para la Mejora de la Calidad Educativa), che è passata  nel Congresso in questi giorni, con i voti del solo PP, è organicamente dura, conservatrice, scritta sicuramente in un buon castigliano, a differenza della serie di colpi inferti al sistema scolastico italiano dalle due ministre donne dell’indegna, buffonesca e caotica destra italiana, Letizia Moratti e Maristella Gelmini, che hanno il merito di dimostrare la falsità dell’idea che le donne sono più buone e miti e intelligenti dei maschi: l’ineffabile Maristella osa ancora fare dichiarazioni pubbliche dopo tutti gli spropositi che ha infilato in una lunghissima grottesca collana negli anni in cui ha ricoperto  immeritatissimamente l’incarico a ministra dell’istruzione.

Pare che la successione logica delle cose si sia invertita: prima sono nate le caricature (provvedimenti reazionari e a pezzi di Letizia e della Maristella ignorantissima) e, dopo qualche anno, la LOMCE spagnola, a opera del serioso ministro José Ignacio Wert.

lunedì 21 ottobre 2013

NUOVO INDICE BILINGUE/NUEVO ÍNDICE BILINGÜE/ NUOVO INDICE BILINGUE/NUEVO ÍNDICE BILINGÜE


Cavallini d'Andalusia: post in italiano



                                                                   Umberto Saba:


 Riflessioni

<>: Perché non sono cristiana










 <> Rivoluzione





   









<> Chi ha paura di essere valutato? 





















Passeggiate nelle letterature

(per ora non c'è niente in italiano: i primi post sull'argomento saranno sulla letteratura della Libia e su alcuni bei libri che sono stati pubblicati in Italia in proposito. In questa sezione, ad ogni modo, lascio lo spazio per inserire eventuali titoli)
















Letteratura libica: bei libri in italiano e in traduzione italiana dall'arabo































Cabras playeras: artículos en español


 La capra/La cabra

Historietas sobre mi experiencia

<>Universidad, chicos, escuela de abuelas...











 

















Reflexiones

<>
Por qué no soy cristiana

<> Dulzura y aspereza del discurso humano: de Aristóteles a nosotros















<> Huelga de los estudiantes en España - 17 de noviembre
<> Política y antipolítica en España

 

Paseos entre literaturas y su entorno
<> El gran teatro egipcio: Tawfīq al-Ḥakīm







Colonialismo italiano en Libia

<> Breve historia del colonialismo italiano en Libia  

            

               

domenica 28 aprile 2013

CONSIDERAZIONI SOGGETTIVE, LEGATE ALLA MIA ESPERIENZA, SULLA “MEMORIA” DI FABRIZIO BARCA


Ho letto giorni fa con stupito interesse e timore il documento-memoria di Fabrizio Barca. Desideravo da allora scrivere come quella riflessione ha impattato con la mia esperienza: politica di un tempo, umana di sempre. Lo faccio ora.
Ha provocato in me stupore, perché il ragionamento che conduce Barca, pur connettendosi a vicende reali e a un dibattito in corso, sfonda da tutte le parti la fitta cappa che da trent'anni vanno intrecciando intorno a noi luoghi comuni assai , resistenti, che ci hanno resi prigionieri: il rigido discorso generazionale o anti-generazionale, il ricondurre tutte le disgrazie che abbiamo passato e stiamo passando a una questione di “tradimento” e non anche e soprattutto al profondo sonno del pensiero e all’uccisione dell’esperienza.  Inoltre, anzi soprattutto, pur parlando di "partito" e di partiti in quasi tutto il discorso, non dà l'impressione di un ennesimo tentativo di risolvere i problemi con proposte meramente organizzative, vizio che ha cominciato a farsi strada, per quel che mi ricordo, a partire dalla fine degli anni settanta e non ha più abbandonato la sinistra.

mercoledì 27 febbraio 2013

RIFLESSIONI DI UNA SIMPATIZZANTE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ SULLE ELEZIONI. POLITICI E SOCIETÀ CIVILE


Mie riflessioni. Molti di quelli più o meno della nostra parte fanno la predoca ai nostri politici, però, secondo me, è più questione di società civile che di nostri politici. Nella società civile credo abbiano una responsabilità fondamentale soprattutto coloro che hanno in mano le istituzioni e le agenzie culturali e mass-mediali e naturalmente non mi riferisco alla stampa e alle televisioni di destra che fanno il loro mestiere.
In questo periodo sono stata abbastanza ferma per via di un ginocchio operato e non mi è stato possibile venire in Italia a votare per Ambrosoli. Naturalmente per le elezioni politiche ho votato di qui. Dico questo perché tale circostanza mi ha dato l'opportunità di leggere vari giornali on-line – non ho guardato in verità la televisione italiana, ne ho colto echi in fb.
Prendo come paradigma, per spiegarmi meglio, La Repubblica, rilevando alcune cose: 1. Insistenza fino alla follia, nelle settimane di campagna elettorale, su un'alleanza Bersani-Monti: pur quando il primo, che certamente in alcuni momenti ha oscillato, diceva che non era prevista, che la sua alleanza era con Vendola. Atteggiamento simile a quello che cattivi genitori hanno con i bambini: ignorano quel che dicono, tanto sanno che non conter
à nulla la loro opinione. Atteggiamento oltremodo squalificante, che non ha certo aiutato il centro sinistra, favorendo le dietrologie più fantasiose e dogmatiche. 2. Solito doppio-messaggio rispetto ad alcune questioni della vita nazionale: da un lato critica dei razzisti, dall'altro articoli di cronaca razzisti, soprattutto sui rom; da un lato, rimprovero all'innominabile per aver avuto rapporti con una ragazzina, sostegno ai vari “Se non ora quando...”, “Il corpo delle donne” ecc.; dall'altro pubblicazione fino alla nausea di immagini del corpo di questa ragazzina, visto che nel frattempo era diventata maggiorenne e perciò poteva essere continuamente sbattuta da tutte le parti (e non mi importa affatto che la ragazzina in questione fosse “buona” o “cattiva”: i giornalisti in questo sono stati pessimi). E poi gossip pruriginoso, che un tempo sarebbero comparsi solo su giornalacci (quando Repubblica e il Corriere possono far entrare l'aggettivo “nuda” in una notizia, paiono felici; o choc. Come odio questo linguaggio stereotipato orribile!); e poi “Silvio”, chiamato mille volte per nome...
Ora
però quelli di Repubblica se la prendono con un Bersani che avrebbe riposato sui voti che le inchieste gli avevano preannunciato, che avrebbe fatto leva solo sulle sue metafore ecc. ecc. ecc.. Però c'è da obiettare che se Bersani avesse ascoltato questi giornalisti... beh, forse l'innominabile sarebbe uscito del tutto vittorioso. E poi l'insistenza sull'innominabile, gran comunicatore, animale politico, che sente la pancia della gente, che parla alla pancia della gente... Ma vogliamo smetterla con luoghi comuni che sono pure tautologie e non spiegano niente? E inoltre... se la politica fosse questa, parlasse alle pance, zone evidentemente considerate basse e sporche, davvero, varrebbe la pena, per chi può sopravvivere in un mondo così, restarne fuori. Ma io mi ostino a pensare che non sia questo, la politica. E mi pare che Bersani meriti rispetto.
Personalmente penso che le cose davvero gravi da imputare al Pd siano state le derive di Penati (che forse era già all'inizio come poi si è rivelato), di Bassolino che aveva acceso all'inizio molte speranze e poi..., e di qualche altro della vecchia guardia o di realtà locali. Però un'estrema destra
razzista che si dava per morta e invece è viva: e ciò non si spiega certo con queste brutte deviazioni interne al Pd.
Vendola ha detto che la distanza fra la crisi del governo Berlusconi e le elezioni hanno permesso all'innominabile di far scordare o dare un'immagine purificata dalle prodezze precedenti: ha ragione. Ma io – e penso altri – ero terrorizzata alla prospettiva che l'innominabile gestisse allora una campagna elettorale. E comunque un popolo che non ricorda certe cose... beh, ci vuole coraggio a impegnarsi nella vita politica con altruismo.
Gli elettori dovrebbero saper fare le differenze: di quantità e di qualità. E invece le fanno in altro senso: alla destra si perdona tutto, alla sinistra nulla, pure se quest'ultima non fa la guerra ai giudici, non cerca di distruggere, per difendere i propri devianti, lo stato di diritto.
Tremendi i dati sulle elezioni del presidente della Lombardia. Il razzismo – un razzismo diffuso e duro – è una delle chiavi per interpretare quel che sta succedendo. E la stampa progressista non lo combatte. Immagino la televisione... Queste sono le inadempienze della società civile, intellettuale e le gravi mancanze del popolo.
Altri esempi di oggi. Ultima amaca di Michele Serra (che diede addosso qualche settimana fa a una precaria che, in modo certamente poco diplomatico, aveva dichiarato la propria ribellione al nepotismo, portanto un esempio): gli elettori di Grillo, nel pezzo di Serra, sarebbero relativamente giovani e perciò il “grillismo” sarebbe un politica generazionale. Altre voci, ieri sera
(non ricordo se si trattasse di Curzio Maltese), dicevano sempre da Repubblica, che il grillismo non è assolutamente un “fenomeno” generazionale, ma in tutti i sensi trasversale. Si mettano d'accordo, non si tratta di opinioni, ma di informazioni a cui dei giornalisti dovrebbero riuscire ad accedere abbastanza facilmente. Io, personalmente, sono stufa di discorsi generazionali, ormai li trovo asfissianti e pigri e strazeppi di luoghi comuni.
Ezio Mauro oggi, in Repubblica Tv, dice che Bersani avrebbe dovuto alzare le vele di sinistra, del cambiamento. Ma vorrei chiedergli: con Monti? Non era questo che auspicavano Repubblica, il suo direttore e il suo vicedirettore, fino a ieri? Perché assumere quest'atteggiamento d
a predicatori sulle vele di sinistra che non sarebbero state alzate?
Non voglio incattivirmi con un giornale che in fondo amo e che ha fatto una coraggiosa lotta contro l'indegno. Però
La Repubblica offre un paradigma significativo.
Penso che se chi ha in mano le leve della cultura e dell'educazione – insegnanti di tutti i livelli, dalla scuola materna all'università, uomini e donne delle professioni, dirigenti di case editrici, uomini e donne della televisione, delle istituzioni artistiche ecc. ecc. - anche a prescindere dai quadri giuridici in cui sono costretti a operare – non si responsabilizza e non cerca di introdurre diritti e rinnovamenti nel suo lavoro, di produrre la grande ondata pedagogica, manzoniana, di cui ci sarebbe un disperato bisogno,
non si uscirà da questa situazione orribile. Smettere di parlare di carisma e di pance, per favore: si parli di lavoro, di educazione, di compiti, rinnovamento e responsabilità di chi è già privilegiato. Parlare un po' più di società, di se stessi, di coloro che ci stanno vicini; un poco meno, in queste giornate, di politici cattivi di sinistra esposti a tutte le prediche e le ingiurie di una società malata.

Infine voglio segnalare il voto estero. Però prima una precisazione: Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto un esito non soddisfacente in Italia e anche all'estero, anche se non in tutte le circoscrizioni estere si è presentata. In Europa era presente, ma neppure qui ha avuto brillanti risultati. Comunque, nella mia valutazione, Vendola ha fatto moltissimo, ha potentemente contribuito a restituire al Pd un volto, per dirla in una forma sintetica certamente povera, "di sinistra". Speriamo che non ci siano nuovi arretramenti, sotto la furia degli accusatori interni ed esterni.

Comunque il voto estero, pur se di una minoranza, è indicativo di una visione più larga, di un respiro ben più europeo e mondiale, Puoi vederne la sintesi in  questo link.


venerdì 19 ottobre 2012

ARABISTI E SCRITTORI DI OGGI: IL DESERTO E LA COMPLESSITÀ UMANA

Lo straordinario scrittore Al-Koni

Due libri del grande scrittore libico Ibrahim Al-Koni (o al-Kawni) sono disponibili in traduzione italiana: il romanzo Polvere d'oro, Ilisso, Nuoro 2005, e la raccolta di raccontiLa patria delle visioni celesti e altri racconti del deserto, e/o. Roma 2007. La casa editrice Jouvence ha pubblicato un secondo romanzo, Pietra di sangue, che tematizza la guerra coloniale italiano in Libia, però questo libro è esaurito e non so se la casa editrice abbia in programma una sua riedizione: me lo auguro.

I libri di al-Koni sono stati tradotti in più lingue e il loro autore ha suscitato un grande e giustificato interesse in vari paesi europei. Non so quanto sia conosciuto in Italia, pur in questo periodo in cui molto si parla dell'atroce occupazione coloniale della Libia, di cui nel 2011 è caduto il centenario.

La formazione, il deserto, l'oasi

Possiamo leggere il romanzo Polvere d'oro, una storia di grande densità e complessità, con interesse per l'esotismo, per paesaggi che non sono i nostri, per il deserto che affascina : quindi con lo spirito di un turista che fotografa con piacere continenti lontani, e poi mostra ai suoi amici, in patria, quelle immagini di luoghi in cui non è entrato davvero, con tutto se stesso. Una lettura di questo tipo sarebbe sbagliata e impoverente.

Si può invece cercare di leggere Polvere d'oro come qualcosa che ci appartiene. L'ho percepito come mio, questo libro, e tenterò di comunicare questa percezione a chi leggerà questo post