Ricordo che dalla crisi e poi dalla disgregazione del califfato di Cordova (1031) sorsero decine di piccoli stati spesso in guerra tra loro: le taifas. C’è chi vede in questo periodo di Al Andalús una situazione per certi versi simile a quella della Provenza feudale e nella lirica che fiorì in questi tormentati regni una sorta di anticipazione della poesia occitana.
Come tutta la poesia antica araba, a maggior ragione quella sorta nelle numerose corti delle taifas fu lirica simposiale, strettamente intrecciata con la musica.
Al-Motamid fu signore di Siviglia (alla taifa di Siviglia erano state forzosamente unite molte località dell’odierna Andalusia e del Portogallo). Suo padre – Al-Motadid - era stato monarca potente e guerriero, famoso per la sua crudeltà.
Al-Motamid fu signore di Siviglia (alla taifa di Siviglia erano state forzosamente unite molte località dell’odierna Andalusia e del Portogallo). Suo padre – Al-Motadid - era stato monarca potente e guerriero, famoso per la sua crudeltà.
Al-Motamid invece pare non si occupasse granché di guerre e conquiste, ma molto di poesia, e già mentre il padre era in vita, preso da altri pensieri pacifici, si lasciò sbaragliare dai nemici durante una spedizione contro Malaga. Al-Motadid, furioso, lo gettò in prigione, minacciandolo di morte, poi lo liberò. Quando finalmente questo padre feroce morì, nel 1069, Al-Motamid, salito al potere, poté dedicarsi a poesia e mecenatismo.
Il primo periodo del suo regno dovette essere per lui una delizia. Se ne andava a spasso di notte per Siviglia con il suo visir, componeva poesie, cantava l’amore udhrita e anche l’amor sensuale spesso legato alla dolcezza del vino…
Ecco una sua poesia sull’amore lontano:
PRESTO LA MORTE
Presto sarà la morte a vincere la mia passione;
non permetti che si calmi, mio cuore, il dolore che mi divora.
Lontano dalla mia signora, la mia gelosia mi fa guerra.
Non posso raggiungere la pace sulla terra, e il sogno, che invano chiamo
con la sua mano delicata non chiude mai le mie palpebre.
E un’altra, in cui dice di aver sognato l’amata:
UN’ANSIA D’AMORE
UN’ANSIA D’AMORE
Un’ansia d’amore mi infondono, nel vederti nel sogno
le rose delle tue guance, le mele del tuo petto.
E sono ansioso di averle vicine, quando mi sveglio.
Ma tra noi due si frappone il velo degli spazi immensi.
Altri si rammarichino dell’assenza, altri soffrano per l’acerbo dolore;
ma tu, germoglio di palma, tu, gazzella dagli occhi neri,
tu, florido e chiuso giardino di fiori odorosi,
al mio cuore appassito, al mio cuore assetato,
dai vita, con il profumo, e la rugiada dei tuoi baci.
E il cielo ti colmi di felicità e di benedizioni.
le rose delle tue guance, le mele del tuo petto.
E sono ansioso di averle vicine, quando mi sveglio.
Ma tra noi due si frappone il velo degli spazi immensi.
Altri si rammarichino dell’assenza, altri soffrano per l’acerbo dolore;
ma tu, germoglio di palma, tu, gazzella dagli occhi neri,
tu, florido e chiuso giardino di fiori odorosi,
al mio cuore appassito, al mio cuore assetato,
dai vita, con il profumo, e la rugiada dei tuoi baci.
E il cielo ti colmi di felicità e di benedizioni.
E ora una poesia in cui è celebrato il vino, insieme al cielo, alla vittoria e all’amore “facile”:
