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domenica 27 giugno 2010
ARABISTI E ARABESCHI 11 - LA POESIA NELL'ETÀ DI MAOMETTO E DEGLI OMAYYADI 4 – Il deserto e la città e la fuga dell'adultero.
MAYSŪN BINT BAHDAL
La poetessa Maysūn Bint Bahdal, figlia dell’ importante capo di una tribù beduina, visse nel secolo VIII. Pare fosse originariamente cristiana, convertita all'Islam dopo il suo matrimonio con il califfo omayyade Mu'āwiya. Visse molti anni nel deserto, dedicandosi all'educazione di suo figlio Yazld, che sarebbe diventato califfo dopo la morte del padre. Non è questa l'unica poetessa del medioevo islamico. I suoi versi si collocano nella tradizione lirica assai ricca ed elaborata dei beduini: cantano la vita e la natura aspra, ma avvincente, del deserto. Maysūn Bint Bahdal scrisse anche poesie di amore per lo sposo.
In questo frammento, la poetessa rievoca i luoghi a lei cari e li contrappone al raffinato ambiente cittadino e di corte, in cui è costretta a vivere e che avverte come estraneo a sé, troppo artefatto e sofisticato. L’orgoglio beduino e la celebrazione del cammello come fido compagno, animale bellissimo e nobile, sono motivi ricorrenti nella poesia araba del tempo.
La contrapposizione deserto-città (con relativa corte califfale) ci fa pensare alla contrapposizione campagna-città che ha percorso la tradizione poetica latina e italiana: ricordo i grandi esempi delle Georgiche di Virgilio, e poi Orazio, e, nella letteratura italiana, Petrarca, Boccaccio (la città invasa dalla peste, la campagna luogo di salvezza), e tanti altri. Certamente il deserto non è l'ambiente bucolico che ritroviamo nel poeti che ci sono più consueti.
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