"...subito comprai due cavalli, di cui uno d'Andalusia della razza dei certosini di Xerez, stupendo animale, castagno d'oro; l'altro un hacha cordovese, più piccolo, ma eccellente, e spiritosissimo."

(Vittorio Alfieri, La Vita scritta da esso - 1790, 1803)

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Naturalmente nessuna analogia fra me e Vittorio Alfieri. Riporto le sue parole perché mi sarebbe piaciuto vivere in Andalusia quando ci venne lui.

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mercoledì 1 settembre 2010

VIAGGIO IN PALESTINA: ANNO 1995



A DISTANZA DI QUINDICI ANNI

Mi è venuto in mente che potrebbe forse essere di qualche utilità proporre il diario di un viaggio politico che feci in Palestina nel 1995, quando erano ancora vive le speranze di pace degli accordi di Oslo, prima che l'ebreo fanatico e fascista ammazzasse Rabin.
Si tratta di un diario molto lungo, non so se almeno un lettore riuscirà ad arrivare fino in fondo.
Rileggendolo, a distanza di anni, mi sono ritornati come vivi quei pezzi di società palestinese che conobbi: un fermento di idee, di tentativi, di speranze, di disperazione, una confusione molto vitale. Mi chiedo che ne sia oggi delle persone che conobbi in quei giorni.
Metto nei miei Cavallini questa testimonianza confusa augurando soprattutto a me stessa – non oserei rivolgere un augurio al mondo – che Obama, che pare riprendere i fili di quel difficile processo di pace, riesca, pur con tutti gli scossoni del caso, a portare a compimento il suo intento: e con lui, gli uomini e le donne di pace di Palestina e d'Israele.

Dall'uccisione di Rabin, in quel tormentato fazzoletto di terra, hanno preso corpo gli incubi peggiori che quindici anni fa uno poteva paventare, ma non prevedere. Si pensava che potesse succedere quel che dopo è successo allo stesso modo in cui io, che sto scrivendo al computer in casa mia, posso immaginare che entri uno strangolatore e mi ammazzi.
Certo, c'erano due fondamentalismi in agguato, mentre strangolatori nei paraggi della mia casa non dovrebbero essercene.
Nella campagna elettorale che si ebbe dopo la morte di Rabin, in un mese saltarono in aria tre pullman a Gerusalemme. Fu eletto per la prima volta Nethanyahu. Si chiudeva così un cerchio tremendo, che non si è riusciti più a spezzare. Fino a oggi.

Non propongo una cronologia delle tragedie degli ultimi quindici anni e precedenti – non è certo mia intenzione e presunzione rivisitare la storia di Israele e le memorie contrapposte e avvelenate di due popoli, vittime in larga parte – non completamente, le responsabilità del presente non derivano meccanicamente dal passato – del colonialismo, dei genocidi, delle guerre di cui l'Europa è stata artefice (comunque indico un sito in cui è possibile trovare la cronologia degli eventi fino al 2000. e un altro in cui si arriva al 2010).

Mi sono formata una convinzione peraltro abbastanza ovvia: l'antigiudaismo e poi l'antisemitismo, e non solo verso gli ebrei, anche anti-arabo e anti-islamico, sono stati invenzioni tutte europee, dell'Europa dei gentili; e, poiché il "vizio" non si è estinto, ogni schematizzazione, ogni semplificazione sui conflitti che travagliano la regione, lo fa riemergere prepotentemente.

Un corollario a questa convinzione è il seguente: è assurdo e anche un po' razzista pensare che chi è stato massacrato diventi “più buono”, “più morale”. In genere diventa più cattivo, a meno che una curvatura forzosamente e virtuosamente imposta al proprio pensiero e al proprio sentire, per ragioni etiche indipendenti dal massacro, capaci di resistere al massacro, non induca a moderazione, a generosità, ad apertura - che non è dimenticanza - persino verso quelli appartengono al popolo dei persecutori. Questo vale per gli ebrei, per i palestinesi, per tutti i perseguitati.

Infine, mi pare che in questa terra densa di passato, la memoria indurita abbia mostrato e mostri tuttora tutte le sue patologie. Ci siamo sentiti dire – anche io l'ho spesso detto e ripetuto, soprattutto quando ancora insegnavo – che trovare e valorizzare la memoria avrebbe aiutato a non commettere atrocità del passato. Ci siamo accorti in questi ultimi decenni che la memoria, necessaria, può anche irrigidirsi in cattiva retorica e diventare un'arma di offesa tremenda. La memoria deve servire al futuro, provocare uno scatto; è orribile la memoria che asservisce il futuro. Mandela ha insegnato molto in proposito.

Certo, Israele, soprattutto con la sua destra al potere, ha offeso diritti umani, dignità, distrutto vite. Hanno fatto cose tremende. Soprattutto perché Israele è più potente, più armato.

La diaspora italiana ebraica si è divisa in questi anni, da quando la destra italiana si è opportunisticamente riscoperta filo-ebraica (nonostante le barzellette offensive antisemite a cui il nostro incredibile premier non è riuscito a rinunciare, nonostante alleanze con forze nostalgiche di Mussolini e di Hitler): sono molti gli ebrei italiani che hanno pensato che con questa destra si può andare d'accordo, purché appoggi sempre e comunque Israele. Chi voglia conoscere l'articolazione e anche il conflitto di posizioni all'interno della comunità ebraica italiana, può andare al sito del Gruppo Martin Buber
.
Anche i palestinesi si sono spaccati, in terra di Palestina soprattutto, con lotte intestine sanguinose.
Mi dico che i due popoli sono dannati a essere perennemente uno lo specchio dell'altro, immagini tragiche, a meno che non si vada a una pace che, come tutte le paci che vengono dopo una storia così devastante e devastata, sarà un poco o troppo “sporca”, non fulgente come la vorrebbero in astratto quelli che o la palingenesi o niente.

Penso che coloro che ieri erano contrari a Oslo, che oggi guardano con sufficienza il tentativo di Obama, perché ritengono più giusta la suprema vendetta e una liberazione totale, dovrebbero anche dire che la Polonia, con la sua antisemita Radio Maria non deve stare in Europa prima di aver restituito case e averi ai 3.500.000 di ebrei sterminati o fuggiti. Retrocedendo retrocedento, si potrebbe dall'esterno chiedere che vengano riparate cacciate, esplulsioni, uccisioni, sofferenze con la stessa moneta: dopo anni, decenni, magari anche dopo secoli. Naturalmente sarebbe una follia.

Indico qui anche il sito dell'Oasi di Pace Nevé Shalom, di cui parlo nelle pagine che seguono.