Durante la vita del Profeta Maometto (La Mecca, 571- Medina, 632) fu conquistata all'Islam buona parte della penisola arabica; dopo la sua morte, la Siria, la Palestina con Gerusalemme, la Mesopotamia persiana, l'Egitto con Alessandria, la Persia, parti dell'India, parte dell'Armenia, il Tagikistan, il Kazakhistan, l'Afganistán e l'Uzbekistán; più ad Occidente, l'Africa del Nord, fino al Maghreb, e poi la Penisola iberica. Gli arabi si arrestarono alle frontiere dell'Anatolia e dei territori balcanici, dove sarebbe sopravvissuto per alcuni secoli l'Impero Bizantino, pur dopo aver ceduto le province della Siria e dell'Egitto; e alle soglie della Francia. La famosa sconfitta inflitta da Carlo Martello a un governatore arabo, che mirava, più che a conquiste territoriali, a saccheggi di patrimoni ecclesiali cristiani, fu considerata da scrittori occidentali del tempo come un evento epocale, la vittoria della cristianità sulla presunta ambizione dei musulmani di estendersi nel mondo occidentale.
Le conquiste cui si è fatto cenno iniziarono nell'epoca dei primi quattro califfi – così erano chiamati i capi supremi della nazione islamica, la umma -: erano detti califfi rashidun (= ben diretti), perché parenti o compagni del Profeta; e poi proseguirono con la dinastia degli Omayyadi (661-750), espressione di potenti clan, che posero la capitale a Damasco.
Mentre regnavano gli Omayyadi, si ripeté più volte la fitna- guerra interna al mondo musulmano - che generò congiure e assassini politici, e infine avrebbe portato alla separazione fra sciiti (concentrati soprattutto in Iran, ma largamente presenti anche nell'attuale Irak e in altre zone) e sunniti. Al termine della prima guerra civile, il titolo califfale restò agli Omayyadi, che mantennero il potere per novant'anni.
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domenica 13 giugno 2010
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