Nella seconda metà del VII secolo, in piena epoca islamica, GIAMÍL, poeta della tribù beduina degli Udhra, scrisse per Bathna o Buthaina versi di amore assoluto. Di lui si sa poco: è certo solo l’anno della morte, il 701. Sono interessanti, nella poesia che segue, alcuni motivi: la presenza dei “denigratori mettimale”, a cui corrisponderanno i “malparlieri” della poesia provenzale; i due amici-confidenti, che ne ricordano altri di liriche dell’età classica (mi viene in mente una disperata di Catullo che comincia proprio con i nomi dei due amici: Furio e Aurelio) e anticipano il tema dell’amicizia nei versi di poeti che ci sono familiari: naturalmente quelli che ci vengono in mente prima di tutti sono gli amici del Dolce Stil Nuovo. C’è anche il motivo della dissimulazione dell’amore per Buthaina, e del finto interesse per altre donne. Il tipo dalle mani distorte è probabilmente un custode dell’amata. I “Negri” erano considerati esseri barbari dagli arabi, che spesso li riducevano in schiavitù, come si legge anche ne Le Mille e una notte. Infine, l’oasi Wadi 1-Qura è il luogo dell’amore felice.
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