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(per ora non c'è niente in italiano: i primi post sull'argomento saranno sulla letteratura della Libia e su alcuni bei libri che sono stati pubblicati in Italia in proposito. In questa sezione, ad ogni modo, lascio lo spazio per inserire eventuali titoli)
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lunedì 21 ottobre 2013
NUOVO INDICE BILINGUE/NUEVO ÍNDICE BILINGÜE/ NUOVO INDICE BILINGUE/NUEVO ÍNDICE BILINGÜE
domenica 28 aprile 2013
CONSIDERAZIONI SOGGETTIVE, LEGATE ALLA MIA ESPERIENZA, SULLA “MEMORIA” DI FABRIZIO BARCA
Ho letto giorni fa con stupito interesse e timore il documento-memoria di Fabrizio Barca. Desideravo da allora scrivere come quella riflessione ha impattato con la mia
esperienza: politica di un tempo, umana di sempre. Lo faccio ora.
Ha provocato in me stupore, perché il ragionamento che
conduce Barca, pur connettendosi a vicende reali e a un dibattito in corso,
sfonda da tutte le parti la fitta cappa che da trent'anni vanno intrecciando
intorno a noi luoghi comuni assai , resistenti, che ci hanno resi prigionieri:
il rigido discorso generazionale o anti-generazionale, il ricondurre tutte le
disgrazie che abbiamo passato e stiamo passando a una questione di “tradimento”
e non anche e soprattutto al profondo sonno del pensiero e all’uccisione dell’esperienza. Inoltre, anzi soprattutto, pur parlando di
"partito" e di partiti in quasi tutto il discorso, non dà
l'impressione di un ennesimo tentativo di risolvere i problemi con proposte meramente
organizzative, vizio che ha cominciato a farsi strada, per quel che mi ricordo,
a partire dalla fine degli anni settanta e non ha più abbandonato la sinistra.
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mercoledì 27 febbraio 2013
RIFLESSIONI DI UNA SIMPATIZZANTE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ SULLE ELEZIONI. POLITICI E SOCIETÀ CIVILE
Mie
riflessioni. Molti di quelli più o meno della nostra parte fanno la predoca ai nostri
politici, però, secondo me, è più questione di società civile che
di nostri
politici.
Nella società civile credo abbiano una responsabilità fondamentale
soprattutto coloro che hanno in mano le istituzioni e le agenzie
culturali e mass-mediali e naturalmente non mi riferisco alla stampa
e alle televisioni di destra che fanno il loro mestiere.
In questo periodo sono stata abbastanza ferma per via di un ginocchio operato e non mi è stato possibile venire in Italia a votare per Ambrosoli. Naturalmente per le elezioni politiche ho votato di qui. Dico questo perché tale circostanza mi ha dato l'opportunità di leggere vari giornali on-line – non ho guardato in verità la televisione italiana, ne ho colto echi in fb.
Prendo come paradigma, per spiegarmi meglio, La Repubblica, rilevando alcune cose: 1. Insistenza fino alla follia, nelle settimane di campagna elettorale, su un'alleanza Bersani-Monti: pur quando il primo, che certamente in alcuni momenti ha oscillato, diceva che non era prevista, che la sua alleanza era con Vendola. Atteggiamento simile a quello che cattivi genitori hanno con i bambini: ignorano quel che dicono, tanto sanno che non conterà nulla la loro opinione. Atteggiamento oltremodo squalificante, che non ha certo aiutato il centro sinistra, favorendo le dietrologie più fantasiose e dogmatiche. 2. Solito doppio-messaggio rispetto ad alcune questioni della vita nazionale: da un lato critica dei razzisti, dall'altro articoli di cronaca razzisti, soprattutto sui rom; da un lato, rimprovero all'innominabile per aver avuto rapporti con una ragazzina, sostegno ai vari “Se non ora quando...”, “Il corpo delle donne” ecc.; dall'altro pubblicazione fino alla nausea di immagini del corpo di questa ragazzina, visto che nel frattempo era diventata maggiorenne e perciò poteva essere continuamente sbattuta da tutte le parti (e non mi importa affatto che la ragazzina in questione fosse “buona” o “cattiva”: i giornalisti in questo sono stati pessimi). E poi gossip pruriginoso, che un tempo sarebbero comparsi solo su giornalacci (quando Repubblica e il Corriere possono far entrare l'aggettivo “nuda” in una notizia, paiono felici; o choc. Come odio questo linguaggio stereotipato orribile!); e poi “Silvio”, chiamato mille volte per nome...
Ora però quelli di Repubblica se la prendono con un Bersani che avrebbe riposato sui voti che le inchieste gli avevano preannunciato, che avrebbe fatto leva solo sulle sue metafore ecc. ecc. ecc.. Però c'è da obiettare che se Bersani avesse ascoltato questi giornalisti... beh, forse l'innominabile sarebbe uscito del tutto vittorioso. E poi l'insistenza sull'innominabile, gran comunicatore, animale politico, che sente la pancia della gente, che parla alla pancia della gente... Ma vogliamo smetterla con luoghi comuni che sono pure tautologie e non spiegano niente? E inoltre... se la politica fosse questa, parlasse alle pance, zone evidentemente considerate basse e sporche, davvero, varrebbe la pena, per chi può sopravvivere in un mondo così, restarne fuori. Ma io mi ostino a pensare che non sia questo, la politica. E mi pare che Bersani meriti rispetto.
Personalmente penso che le cose davvero gravi da imputare al Pd siano state le derive di Penati (che forse era già all'inizio come poi si è rivelato), di Bassolino che aveva acceso all'inizio molte speranze e poi..., e di qualche altro della vecchia guardia o di realtà locali. Però un'estrema destra razzista che si dava per morta e invece è viva: e ciò non si spiega certo con queste brutte deviazioni interne al Pd.
In questo periodo sono stata abbastanza ferma per via di un ginocchio operato e non mi è stato possibile venire in Italia a votare per Ambrosoli. Naturalmente per le elezioni politiche ho votato di qui. Dico questo perché tale circostanza mi ha dato l'opportunità di leggere vari giornali on-line – non ho guardato in verità la televisione italiana, ne ho colto echi in fb.
Prendo come paradigma, per spiegarmi meglio, La Repubblica, rilevando alcune cose: 1. Insistenza fino alla follia, nelle settimane di campagna elettorale, su un'alleanza Bersani-Monti: pur quando il primo, che certamente in alcuni momenti ha oscillato, diceva che non era prevista, che la sua alleanza era con Vendola. Atteggiamento simile a quello che cattivi genitori hanno con i bambini: ignorano quel che dicono, tanto sanno che non conterà nulla la loro opinione. Atteggiamento oltremodo squalificante, che non ha certo aiutato il centro sinistra, favorendo le dietrologie più fantasiose e dogmatiche. 2. Solito doppio-messaggio rispetto ad alcune questioni della vita nazionale: da un lato critica dei razzisti, dall'altro articoli di cronaca razzisti, soprattutto sui rom; da un lato, rimprovero all'innominabile per aver avuto rapporti con una ragazzina, sostegno ai vari “Se non ora quando...”, “Il corpo delle donne” ecc.; dall'altro pubblicazione fino alla nausea di immagini del corpo di questa ragazzina, visto che nel frattempo era diventata maggiorenne e perciò poteva essere continuamente sbattuta da tutte le parti (e non mi importa affatto che la ragazzina in questione fosse “buona” o “cattiva”: i giornalisti in questo sono stati pessimi). E poi gossip pruriginoso, che un tempo sarebbero comparsi solo su giornalacci (quando Repubblica e il Corriere possono far entrare l'aggettivo “nuda” in una notizia, paiono felici; o choc. Come odio questo linguaggio stereotipato orribile!); e poi “Silvio”, chiamato mille volte per nome...
Ora però quelli di Repubblica se la prendono con un Bersani che avrebbe riposato sui voti che le inchieste gli avevano preannunciato, che avrebbe fatto leva solo sulle sue metafore ecc. ecc. ecc.. Però c'è da obiettare che se Bersani avesse ascoltato questi giornalisti... beh, forse l'innominabile sarebbe uscito del tutto vittorioso. E poi l'insistenza sull'innominabile, gran comunicatore, animale politico, che sente la pancia della gente, che parla alla pancia della gente... Ma vogliamo smetterla con luoghi comuni che sono pure tautologie e non spiegano niente? E inoltre... se la politica fosse questa, parlasse alle pance, zone evidentemente considerate basse e sporche, davvero, varrebbe la pena, per chi può sopravvivere in un mondo così, restarne fuori. Ma io mi ostino a pensare che non sia questo, la politica. E mi pare che Bersani meriti rispetto.
Personalmente penso che le cose davvero gravi da imputare al Pd siano state le derive di Penati (che forse era già all'inizio come poi si è rivelato), di Bassolino che aveva acceso all'inizio molte speranze e poi..., e di qualche altro della vecchia guardia o di realtà locali. Però un'estrema destra razzista che si dava per morta e invece è viva: e ciò non si spiega certo con queste brutte deviazioni interne al Pd.
Vendola
ha detto che la distanza fra la crisi del governo Berlusconi e le
elezioni hanno permesso all'innominabile di far scordare o dare
un'immagine purificata dalle prodezze precedenti: ha ragione. Ma io –
e penso altri – ero terrorizzata alla prospettiva che
l'innominabile gestisse allora una campagna elettorale. E comunque un
popolo che non ricorda certe cose... beh, ci vuole coraggio a
impegnarsi nella vita politica con altruismo.
Gli elettori dovrebbero saper fare le differenze: di quantità e di qualità. E invece le fanno in altro senso: alla destra si perdona tutto, alla sinistra nulla, pure se quest'ultima non fa la guerra ai giudici, non cerca di distruggere, per difendere i propri devianti, lo stato di diritto. Tremendi i dati sulle elezioni del presidente della Lombardia. Il razzismo – un razzismo diffuso e duro – è una delle chiavi per interpretare quel che sta succedendo. E la stampa progressista non lo combatte. Immagino la televisione... Queste sono le inadempienze della società civile, intellettuale e le gravi mancanze del popolo.
Altri esempi di oggi. Ultima amaca di Michele Serra (che diede addosso qualche settimana fa a una precaria che, in modo certamente poco diplomatico, aveva dichiarato la propria ribellione al nepotismo, portanto un esempio): gli elettori di Grillo, nel pezzo di Serra, sarebbero relativamente giovani e perciò il “grillismo” sarebbe un politica generazionale. Altre voci, ieri sera (non ricordo se si trattasse di Curzio Maltese), dicevano sempre da Repubblica, che il grillismo non è assolutamente un “fenomeno” generazionale, ma in tutti i sensi trasversale. Si mettano d'accordo, non si tratta di opinioni, ma di informazioni a cui dei giornalisti dovrebbero riuscire ad accedere abbastanza facilmente. Io, personalmente, sono stufa di discorsi generazionali, ormai li trovo asfissianti e pigri e strazeppi di luoghi comuni.
Ezio Mauro oggi, in Repubblica Tv, dice che Bersani avrebbe dovuto alzare le vele di sinistra, del cambiamento. Ma vorrei chiedergli: con Monti? Non era questo che auspicavano Repubblica, il suo direttore e il suo vicedirettore, fino a ieri? Perché assumere quest'atteggiamento da predicatori sulle vele di sinistra che non sarebbero state alzate?
Non voglio incattivirmi con un giornale che in fondo amo e che ha fatto una coraggiosa lotta contro l'indegno. Però La Repubblica offre un paradigma significativo.
Penso che se chi ha in mano le leve della cultura e dell'educazione – insegnanti di tutti i livelli, dalla scuola materna all'università, uomini e donne delle professioni, dirigenti di case editrici, uomini e donne della televisione, delle istituzioni artistiche ecc. ecc. - anche a prescindere dai quadri giuridici in cui sono costretti a operare – non si responsabilizza e non cerca di introdurre diritti e rinnovamenti nel suo lavoro, di produrre la grande ondata pedagogica, manzoniana, di cui ci sarebbe un disperato bisogno, non si uscirà da questa situazione orribile. Smettere di parlare di carisma e di pance, per favore: si parli di lavoro, di educazione, di compiti, rinnovamento e responsabilità di chi è già privilegiato. Parlare un po' più di società, di se stessi, di coloro che ci stanno vicini; un poco meno, in queste giornate, di politici cattivi di sinistra esposti a tutte le prediche e le ingiurie di una società malata.
Infine voglio segnalare il voto estero. Però prima una precisazione: Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto un esito non soddisfacente in Italia e anche all'estero, anche se non in tutte le circoscrizioni estere si è presentata. In Europa era presente, ma neppure qui ha avuto brillanti risultati. Comunque, nella mia valutazione, Vendola ha fatto moltissimo, ha potentemente contribuito a restituire al Pd un volto, per dirla in una forma sintetica certamente povera, "di sinistra". Speriamo che non ci siano nuovi arretramenti, sotto la furia degli accusatori interni ed esterni.
Gli elettori dovrebbero saper fare le differenze: di quantità e di qualità. E invece le fanno in altro senso: alla destra si perdona tutto, alla sinistra nulla, pure se quest'ultima non fa la guerra ai giudici, non cerca di distruggere, per difendere i propri devianti, lo stato di diritto. Tremendi i dati sulle elezioni del presidente della Lombardia. Il razzismo – un razzismo diffuso e duro – è una delle chiavi per interpretare quel che sta succedendo. E la stampa progressista non lo combatte. Immagino la televisione... Queste sono le inadempienze della società civile, intellettuale e le gravi mancanze del popolo.
Altri esempi di oggi. Ultima amaca di Michele Serra (che diede addosso qualche settimana fa a una precaria che, in modo certamente poco diplomatico, aveva dichiarato la propria ribellione al nepotismo, portanto un esempio): gli elettori di Grillo, nel pezzo di Serra, sarebbero relativamente giovani e perciò il “grillismo” sarebbe un politica generazionale. Altre voci, ieri sera (non ricordo se si trattasse di Curzio Maltese), dicevano sempre da Repubblica, che il grillismo non è assolutamente un “fenomeno” generazionale, ma in tutti i sensi trasversale. Si mettano d'accordo, non si tratta di opinioni, ma di informazioni a cui dei giornalisti dovrebbero riuscire ad accedere abbastanza facilmente. Io, personalmente, sono stufa di discorsi generazionali, ormai li trovo asfissianti e pigri e strazeppi di luoghi comuni.
Ezio Mauro oggi, in Repubblica Tv, dice che Bersani avrebbe dovuto alzare le vele di sinistra, del cambiamento. Ma vorrei chiedergli: con Monti? Non era questo che auspicavano Repubblica, il suo direttore e il suo vicedirettore, fino a ieri? Perché assumere quest'atteggiamento da predicatori sulle vele di sinistra che non sarebbero state alzate?
Non voglio incattivirmi con un giornale che in fondo amo e che ha fatto una coraggiosa lotta contro l'indegno. Però La Repubblica offre un paradigma significativo.
Penso che se chi ha in mano le leve della cultura e dell'educazione – insegnanti di tutti i livelli, dalla scuola materna all'università, uomini e donne delle professioni, dirigenti di case editrici, uomini e donne della televisione, delle istituzioni artistiche ecc. ecc. - anche a prescindere dai quadri giuridici in cui sono costretti a operare – non si responsabilizza e non cerca di introdurre diritti e rinnovamenti nel suo lavoro, di produrre la grande ondata pedagogica, manzoniana, di cui ci sarebbe un disperato bisogno, non si uscirà da questa situazione orribile. Smettere di parlare di carisma e di pance, per favore: si parli di lavoro, di educazione, di compiti, rinnovamento e responsabilità di chi è già privilegiato. Parlare un po' più di società, di se stessi, di coloro che ci stanno vicini; un poco meno, in queste giornate, di politici cattivi di sinistra esposti a tutte le prediche e le ingiurie di una società malata.
Infine voglio segnalare il voto estero. Però prima una precisazione: Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto un esito non soddisfacente in Italia e anche all'estero, anche se non in tutte le circoscrizioni estere si è presentata. In Europa era presente, ma neppure qui ha avuto brillanti risultati. Comunque, nella mia valutazione, Vendola ha fatto moltissimo, ha potentemente contribuito a restituire al Pd un volto, per dirla in una forma sintetica certamente povera, "di sinistra". Speriamo che non ci siano nuovi arretramenti, sotto la furia degli accusatori interni ed esterni.
Comunque il voto estero, pur se di una minoranza, è indicativo di una visione più larga, di un respiro ben più europeo e mondiale, Puoi vederne la sintesi in questo link.
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venerdì 19 ottobre 2012
ARABISTI E SCRITTORI DI OGGI: IL DESERTO E LA COMPLESSITÀ UMANA
Lo
straordinario scrittore Al-Koni
Due libri del grande scrittore libico
Ibrahim
Al-Koni (o al-Kawni) sono disponibili in traduzione italiana:
il romanzo Polvere d'oro, Ilisso, Nuoro 2005,
e la raccolta di raccontiLa patria delle visioni celesti e altri racconti del deserto, e/o. Roma 2007.
La casa editrice Jouvence ha pubblicato un secondo romanzo, Pietra
di sangue, che tematizza la
guerra coloniale italiano
in Libia, però questo libro è esaurito e non so se la casa editrice
abbia in programma una sua
riedizione: me lo auguro.
I
libri di al-Koni sono stati tradotti in più
lingue e il loro autore
ha suscitato un grande e giustificato interesse
in vari paesi europei. Non so quanto sia conosciuto in Italia, pur in
questo periodo in cui molto si parla dell'atroce occupazione
coloniale della Libia, di cui nel 2011 è caduto il centenario.
La
formazione, il deserto, l'oasi
Possiamo
leggere il romanzo Polvere
d'oro, una storia di grande
densità e complessità, con interesse per l'esotismo, per paesaggi
che non sono i nostri,
per il deserto che affascina
: quindi
con lo spirito di un
turista che
fotografa con piacere
continenti lontani, e poi
mostra ai suoi amici, in patria, quelle
immagini di luoghi in cui non
è entrato davvero, con tutto
se stesso. Una lettura di
questo tipo sarebbe sbagliata
e impoverente.
Si può
invece cercare di leggere Polvere d'oro
come qualcosa che ci appartiene. L'ho
percepito come mio, questo libro, e tenterò di comunicare questa
percezione a chi leggerà questo post
lunedì 15 ottobre 2012
ARABISTI E SCRITTORI DI LIBIA: ELVIRA DIANA
Due bellissimi libri di un'arabista
italiana, Elvira Diana: La letteratura della Libia. Dall'epoca coloniale ai nostri giorni (2008)
e L'immagine degli
italiani nella letteratura libica dall'epoca coloniale alla caduta di
Gheddafi, Istituto per l'Oriente
C.A.Nallino, Roma 2011 (cerca
“Novità editoriali” in questo sito )
Ci sono delle scoperte che, pur se
rifiuto ogni forma di nazionalismo e mi innervosisco per la retorica
(quella cattiva, non quella buona, aristotelica!) con cui i miei
amici spagnoli parlano dell'arte e della cultura del mio paese
d'origine, non dandosi conto delle regressione culturale e politica
che c'è stata in questi decenni e che ora minaccia anche la Spagna:
ci sono delle scoperte, dicevo, che fanno nascere in me un insano (o
in qualche caso giusto?) orgoglio italiano.
Una di queste è costituita dai due
libri dell'arabista Elvira Diana che ho citato sopre. In questo post
parlerò del primo.
Gli studenti e chiunque desideri
conoscere qualcosa della letteratura dei paesi arabi, hanno a
disposizione, in Italia e in Spagna, alcuni manuali - in Italia mi
pare che ce ne siano dippiù - alcune pregevoli antologie, molte
monografie e traduzioni. Però questi testi o si rivolgono ad aspetti
specifici della letteratura araba, oppure a singoli autori.
domenica 14 ottobre 2012
PASEO, INCLUSO UN POCO ARBITRARIO, ENTRE LITERATURAS N.4 – Opresión política y mecanismos de degradación de la persona
Traducción de Mercedes Aragón
Huertas. Cádiz 2002.UCA
Hay también una
traducción italiana de esta y de otras colecciones de cuentos de
Tamer, sobre todo curadas poe Eros Baldissera,
Una traducción en italiano, a que sigue una discusión, del cuento, se encuentra en el blog dell'arabista Jolanda Guardi.
Una traducción en italiano, a que sigue una discusión, del cuento, se encuentra en el blog dell'arabista Jolanda Guardi.
Sumario
1. El contexto
y algunos elementos de
la biografía del escritor
2. El
tigre
del
décimo
día:
la
colección
y
el
cuento
3. El
“mecanismo” de la degradación de la víctima
4.
El
existencialismo
de
Tāmir
5.
Abū
Hasan,
personaje
“hermano”
del
Tigre
1. El contexto
y algunos elementos de
la biografía del escritor
Zakaryyā Tāmir (Damasco, 1931) es uno
de los intelectuales que tuvo, desde el periodo de descolonización
de Oriente Próximo, un compromiso muy vivo con la situación
política y con la tradición cultural de su país que – es
importante recordarlo - fue durante muchos siglos una encrucijada de
culturas religiosas y de personas de múltiples orígenes.
Después del fracaso del intento, que
duró sólo tres años, de unificación con Egipto (1961), un golpe
de estado llevó al poder Hafez el-Assad, al cual en 2000 sucedió
como presidente su hijo Bashar el-Asad. El partido Baʿth,
al que
pertenecía
Hafez
el-Assad,
tenía en
su programa
el
panarabismo,
la libertad
y el
socialismo.
Desde la
liberación
del
protectorado
francés
hasta la
caída del
muro de
Berlín
(1989),
Siria fue
el
principal
aliado
medioriental
de la
URSS.
Seguramente
en
los
años
que
siguieron
a
la
revolución,
pese
a
todas
las
contradicciones,
en
Siria,
como
en
otros
países
árabes,
hubo
esperanzas
de
emancipación
del
pueblo,
que
el
joven
Zakaryyā
Tāmir
compartió.
Su
compromiso
se
dirigió
principalmente
a
la
formación
de
las
jóvenes
generaciones.
Escribió
cuentos
para
niños
con
la
intención
de
ofrecer
nuevos
contenidos,
de
acuerdo
con
la
lucha
por
la
emancipación
de
los
pueblos
árabes.
Desde
1967,
trabajó
para
el
Ministerio
de
Información
sirio
y,
más
tarde,
para
la
televisión
pública.
Dirigió
prestigiosas
revistas
literarias
y
también
para
niños.
Vivió
los
fracasos
de
las
guerras
contra
Israel
como
traumas
profundos
que tematizó
en su
obra con
intenso
dramatismo aunque
bajo una
apariencia casi
ingenua (me
refiero a
breves cuentos
que están
incluidos en
esta colección
y hemos
leído en
clase).
En 1980 publicó en una revista al-Ma’rifa, patrocinada por el Ministerio de Cultura de Siria, un extracto de una obra del literato Kawākibī (m. 1902), que denunciaba la tiranía a la que había llegado el régimen sirio casi un siglo antes y reivindicaba la libertad. Esta decisión de publicar las páginas de
En 1980 publicó en una revista al-Ma’rifa, patrocinada por el Ministerio de Cultura de Siria, un extracto de una obra del literato Kawākibī (m. 1902), que denunciaba la tiranía a la que había llegado el régimen sirio casi un siglo antes y reivindicaba la libertad. Esta decisión de publicar las páginas de
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