"...subito comprai due cavalli, di cui uno d'Andalusia della razza dei certosini di Xerez, stupendo animale, castagno d'oro; l'altro un hacha cordovese, più piccolo, ma eccellente, e spiritosissimo."

(Vittorio Alfieri, La Vita scritta da esso - 1790, 1803)

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Naturalmente nessuna analogia fra me e Vittorio Alfieri. Riporto le sue parole perché mi sarebbe piaciuto vivere in Andalusia quando ci venne lui.

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mercoledì 27 febbraio 2013

RIFLESSIONI DI UNA SIMPATIZZANTE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ SULLE ELEZIONI. POLITICI E SOCIETÀ CIVILE


Mie riflessioni. Molti di quelli più o meno della nostra parte fanno la predoca ai nostri politici, però, secondo me, è più questione di società civile che di nostri politici. Nella società civile credo abbiano una responsabilità fondamentale soprattutto coloro che hanno in mano le istituzioni e le agenzie culturali e mass-mediali e naturalmente non mi riferisco alla stampa e alle televisioni di destra che fanno il loro mestiere.
In questo periodo sono stata abbastanza ferma per via di un ginocchio operato e non mi è stato possibile venire in Italia a votare per Ambrosoli. Naturalmente per le elezioni politiche ho votato di qui. Dico questo perché tale circostanza mi ha dato l'opportunità di leggere vari giornali on-line – non ho guardato in verità la televisione italiana, ne ho colto echi in fb.
Prendo come paradigma, per spiegarmi meglio, La Repubblica, rilevando alcune cose: 1. Insistenza fino alla follia, nelle settimane di campagna elettorale, su un'alleanza Bersani-Monti: pur quando il primo, che certamente in alcuni momenti ha oscillato, diceva che non era prevista, che la sua alleanza era con Vendola. Atteggiamento simile a quello che cattivi genitori hanno con i bambini: ignorano quel che dicono, tanto sanno che non conter
à nulla la loro opinione. Atteggiamento oltremodo squalificante, che non ha certo aiutato il centro sinistra, favorendo le dietrologie più fantasiose e dogmatiche. 2. Solito doppio-messaggio rispetto ad alcune questioni della vita nazionale: da un lato critica dei razzisti, dall'altro articoli di cronaca razzisti, soprattutto sui rom; da un lato, rimprovero all'innominabile per aver avuto rapporti con una ragazzina, sostegno ai vari “Se non ora quando...”, “Il corpo delle donne” ecc.; dall'altro pubblicazione fino alla nausea di immagini del corpo di questa ragazzina, visto che nel frattempo era diventata maggiorenne e perciò poteva essere continuamente sbattuta da tutte le parti (e non mi importa affatto che la ragazzina in questione fosse “buona” o “cattiva”: i giornalisti in questo sono stati pessimi). E poi gossip pruriginoso, che un tempo sarebbero comparsi solo su giornalacci (quando Repubblica e il Corriere possono far entrare l'aggettivo “nuda” in una notizia, paiono felici; o choc. Come odio questo linguaggio stereotipato orribile!); e poi “Silvio”, chiamato mille volte per nome...
Ora
però quelli di Repubblica se la prendono con un Bersani che avrebbe riposato sui voti che le inchieste gli avevano preannunciato, che avrebbe fatto leva solo sulle sue metafore ecc. ecc. ecc.. Però c'è da obiettare che se Bersani avesse ascoltato questi giornalisti... beh, forse l'innominabile sarebbe uscito del tutto vittorioso. E poi l'insistenza sull'innominabile, gran comunicatore, animale politico, che sente la pancia della gente, che parla alla pancia della gente... Ma vogliamo smetterla con luoghi comuni che sono pure tautologie e non spiegano niente? E inoltre... se la politica fosse questa, parlasse alle pance, zone evidentemente considerate basse e sporche, davvero, varrebbe la pena, per chi può sopravvivere in un mondo così, restarne fuori. Ma io mi ostino a pensare che non sia questo, la politica. E mi pare che Bersani meriti rispetto.
Personalmente penso che le cose davvero gravi da imputare al Pd siano state le derive di Penati (che forse era già all'inizio come poi si è rivelato), di Bassolino che aveva acceso all'inizio molte speranze e poi..., e di qualche altro della vecchia guardia o di realtà locali. Però un'estrema destra
razzista che si dava per morta e invece è viva: e ciò non si spiega certo con queste brutte deviazioni interne al Pd.
Vendola ha detto che la distanza fra la crisi del governo Berlusconi e le elezioni hanno permesso all'innominabile di far scordare o dare un'immagine purificata dalle prodezze precedenti: ha ragione. Ma io – e penso altri – ero terrorizzata alla prospettiva che l'innominabile gestisse allora una campagna elettorale. E comunque un popolo che non ricorda certe cose... beh, ci vuole coraggio a impegnarsi nella vita politica con altruismo.
Gli elettori dovrebbero saper fare le differenze: di quantità e di qualità. E invece le fanno in altro senso: alla destra si perdona tutto, alla sinistra nulla, pure se quest'ultima non fa la guerra ai giudici, non cerca di distruggere, per difendere i propri devianti, lo stato di diritto.
Tremendi i dati sulle elezioni del presidente della Lombardia. Il razzismo – un razzismo diffuso e duro – è una delle chiavi per interpretare quel che sta succedendo. E la stampa progressista non lo combatte. Immagino la televisione... Queste sono le inadempienze della società civile, intellettuale e le gravi mancanze del popolo.
Altri esempi di oggi. Ultima amaca di Michele Serra (che diede addosso qualche settimana fa a una precaria che, in modo certamente poco diplomatico, aveva dichiarato la propria ribellione al nepotismo, portanto un esempio): gli elettori di Grillo, nel pezzo di Serra, sarebbero relativamente giovani e perciò il “grillismo” sarebbe un politica generazionale. Altre voci, ieri sera
(non ricordo se si trattasse di Curzio Maltese), dicevano sempre da Repubblica, che il grillismo non è assolutamente un “fenomeno” generazionale, ma in tutti i sensi trasversale. Si mettano d'accordo, non si tratta di opinioni, ma di informazioni a cui dei giornalisti dovrebbero riuscire ad accedere abbastanza facilmente. Io, personalmente, sono stufa di discorsi generazionali, ormai li trovo asfissianti e pigri e strazeppi di luoghi comuni.
Ezio Mauro oggi, in Repubblica Tv, dice che Bersani avrebbe dovuto alzare le vele di sinistra, del cambiamento. Ma vorrei chiedergli: con Monti? Non era questo che auspicavano Repubblica, il suo direttore e il suo vicedirettore, fino a ieri? Perché assumere quest'atteggiamento d
a predicatori sulle vele di sinistra che non sarebbero state alzate?
Non voglio incattivirmi con un giornale che in fondo amo e che ha fatto una coraggiosa lotta contro l'indegno. Però
La Repubblica offre un paradigma significativo.
Penso che se chi ha in mano le leve della cultura e dell'educazione – insegnanti di tutti i livelli, dalla scuola materna all'università, uomini e donne delle professioni, dirigenti di case editrici, uomini e donne della televisione, delle istituzioni artistiche ecc. ecc. - anche a prescindere dai quadri giuridici in cui sono costretti a operare – non si responsabilizza e non cerca di introdurre diritti e rinnovamenti nel suo lavoro, di produrre la grande ondata pedagogica, manzoniana, di cui ci sarebbe un disperato bisogno,
non si uscirà da questa situazione orribile. Smettere di parlare di carisma e di pance, per favore: si parli di lavoro, di educazione, di compiti, rinnovamento e responsabilità di chi è già privilegiato. Parlare un po' più di società, di se stessi, di coloro che ci stanno vicini; un poco meno, in queste giornate, di politici cattivi di sinistra esposti a tutte le prediche e le ingiurie di una società malata.

Infine voglio segnalare il voto estero. Però prima una precisazione: Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto un esito non soddisfacente in Italia e anche all'estero, anche se non in tutte le circoscrizioni estere si è presentata. In Europa era presente, ma neppure qui ha avuto brillanti risultati. Comunque, nella mia valutazione, Vendola ha fatto moltissimo, ha potentemente contribuito a restituire al Pd un volto, per dirla in una forma sintetica certamente povera, "di sinistra". Speriamo che non ci siano nuovi arretramenti, sotto la furia degli accusatori interni ed esterni.

Comunque il voto estero, pur se di una minoranza, è indicativo di una visione più larga, di un respiro ben più europeo e mondiale, Puoi vederne la sintesi in  questo link.


sabato 19 febbraio 2011

TRISTEZZE D'ITALIA – Nichi Vendola e Rosi Bindi

Una foto della spiaggia di Coni: non c'entra molto, anzi niente, con quest'articolo, lo so.

Nichi Vendola ha proposto nei giorni scorsi come candidato premier Rosi Bindi. Perché? Per le stesse ragioni per cui molti che non aderivano decisamente al Pd, ma guardavano con interesse a questo partito - anche Gad Lerner - la avrebbero preferita a Bersani, come leader del Pd. Perché pare più viva, più dotata di argomenti politici, più capace di reagire e, paradossalmente, molto più laica di quanto appaia Bersani. Paradossalmente: chissà se poi sarebbe davvero più laica.

Oggi Rosi Bindi ha dato del “mascalzone” a Nichi Vendola: dicendo che lui si proponeva di spaccare il Pd.

martedì 31 agosto 2010

COSE DI SPAGNA E D'ITALIA - ROM IN FRANCIA, IN ITALIA E IN SPAGNA


Com'è noto, la Francia ha espulso in questi giorni qualche centinaio di Rom ha espulso in questi giorni qualche centinaio di Rom arrivati negli ultimi anni, cittadini europei.
L'Unione Europea ha manifestato la sua preoccupazione, però, al solito, non ha troppo alzato la voce contro questo provvedimento. I socialisti europei, rappresentati da Martin Schultz, hanno criticato la debolezza della reazione di Bruxelles a questa decisione di Sarkozy che è stata dettata dal tentativo di risalire nel gradimento dei francesi attraverso prese di posizione razziste (l'Italia fa scuola!).
Il ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, e il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, plaudono a Sarkozy.
Valorose associazioni per la difesa dei diritti umani, come Meltingpot  e Diritti Globali denunciano questa decisione del Governo francese, oltre che le discriminazioni e le vere e proprie persecuzioni che queste persone subiscono in Italia. L'Avvenire ha criticato Sarkozy, il papa ha espresso il suo auspicio alla fratellanza universale; i vescovi hanno un po' protestato. Però nessun membro delle gerarchie cattoliche ha lanciato anatemi simili a quelli che a suo tempo abbiamo sentito contro il signor Englaro.

Qualche giorno fa un altro bambino rom – ormai non si contano più – è morto bruciato nella baracca dove viveva alla periferia di Roma. Aveva tre anni. Penso che anche mio nipote ha tre anni ed è la mia vita.

Anche in Spagna succedono disgrazie, soprattutto fra i rom non ancora integrati, che vivono in baracche e in veicoli. Avviene molto più raramente che in Italia, ma è pur sempre gravissimo. Alla fine degli anni novanta, due incidenti di cui furono vittime bambini scossero le coscienze di molti. E i gitani – quelli ancora di antico insediamento in Spagna - andarono ad accamparsi per protesta nei quartieri alti di Madrid (come se a Roma andassero a mettere tende e roulotte ai Parioli!), e ottennero una sistemazione, pur non ideale (ne ho parlato nel mio post Sinti e Rom in Spagna e in Italia). 
Non è accettabile, naturalmente, che sia la morte di bambini a scuotere persone e le forze politiche. Però nel nostro paese queste tragedie non commuovono e non fanno pensare. ED È INDECENTE CHE IL SINDACO DI ROMA ABBIA RISPOSTO ALLA DISGRAZIA CON LE RUSPE (ha scritto così in facebook un mio ex-studente e io sottoscrivo).
In Spagna, sono uscite analisi e proposte sulla stampa. Su El País è stato pubblicato, naturalmente tradotto,  un bell'articolo di George Soros, esperantista, miliardario, speculatore, filosofo, di origine ungherese-ebraica, sfuggito all'ultima retata che i nazisti fecero proprio in Ungheria, naturalizzato statunitense, filantropo e appassionato sostenitore della causa dei rom, oppositore radicale e attivissimo di George Bush. Soros parla nel suo articolo delle politiche di integrazione e dei principi che dovrebbero essere irrinunciabili per l'Unione europea. 




giovedì 5 agosto 2010

COSE DI SPAGNA E D'ITALIA - Vorrei dire a Bersani...

Hai l'aria di un essere molto buono, mite e gentile, nella vita personale, e questo non è poco, oggi. Non ce la si può avere con te. Però appari perduto nella vita politica e nel tuo rapporto politico con le persone, anche con i potenziali elettori. Non parlo di alcune “battaglie” (che brutto, l'uso di questo linguaggio militare!) in parlamento, che pure a volte fai, com'è giusto e doveroso, ma del tuo modo di rapportarti al mondo. Interpreti il tuo ruolo limitandoti a osservare e a commentare ciò che capita all'avversario politico, al capo di questo vergognoso governo (lo nomino il meno possibile). Anche i tuoi commenti sono deboli e certe volte strani. Perché in quel che dici fai riferimento più a una psicologia un poco elementare che alla politica, e usi a volte metafore che non si capiscono: che significa “B. è andato oltre le colonne d'Ercole”? Io non ho capito. Quando ho letto questa tua frase, ho pensato che sarebbe stato bello che il premier e il suo governo si fossero messi in mare aperto, a navigare o nuotare nell'oceano, che tutta l'Italia si mettesse in mare aperto, che si lasciassero da parte, almeno per un po', piccole patrie, volgarità particolaristiche, radici radici radici, e tutti i localismi malati.